Le Macchiole e Cinzia Merli

 Dopo le anteprime toscane che si sono tenute nei bellissimi villaggi di Montepulciano e Montalcino e le relative recensioni che sto preparando, avevo piacere di tornare indietro nel tempo per ricordare questa piacevole degustazione fatta alcuni mesi fa con Cinzia Merli, proprietaria della tenuta le Macchiole a Bolgheri. Silenziosa e riservata, Cinzia ci ha fatto assaggiare diversi vini bianchi e rossi con grande professionalità e determinazione. Il Paleo 2010 bianco fu il primo della degustazione. Sauvignon e Chardonnay, relativamente giovane, la scommessa di farlo assaggiare ad un palato francese viziato non era da poco. Il suo stile elegante in freschezza e minerale mi ha intrigato e aperto le porte di una degustazione di gusto. Affinato in legno per una parte nuovo e un’altra di secondo passaggio, il Paleo promette un bel potenziale di invecchiamento in una vena cremosa e morbida. Di fatto, lo degusterei solo dopo due o tre anni in cantina. Il 2010 è un po’ giovane (vegetale e amaro) e forse rappresenta anche un’annata complessa e di difficile interpretazione in cantina. Mi sarebbe molto piaciuto degustare anche millesimati di 5-10 anni fa per poi confrontarlo con i grandi bianchi friulani. Argilla o “Ponca”, sarà il terroir a fare la differenza e/o l’enologo? Di sicuro sono Sauvignon più materici e morbidi di quelli cugini famosi della Loira tipicamente guidati da sentori e sapori di pietra focaia.

 Le Macchiole a Bolgheri, è in realtà una terra di grandi vini rossi. Non potevo quindi mancare la degustazione dei vini rossi di Cinzia attraverso il Bolgheri rosso 2009 assemblaggio di Merlot, Cabernet e Syrah (centrato sul frutto nero e speziato), Lo Scrio e il Messorio 2008 rispettivamente Syrah e Merlot in purezza. Il Paleo rosso 2008, Cabernet Franc in purezza è rimasto quello che ci ha il più impressionato ed è caratterizzato da un naso intenso e centrato sulla frutta nera (mora) e una bocca piena e carnosa con un finale lungo ed elegante. I vini di Cinzia sono dei vini con potenziali di invecchiamento interessanti. Rimpiango solo di non avere assaggiato il 2007 e 2006 per confrontarle con gli altri eccellenti della Toscana. E il Sangiovese? Pare che questa parte della Costa Toscana, madre dei famosi Supertuscan non sia adatta alla sua coltivazione e non dia l’espressione territoriale corretta. Da settembre 2011, Le Macchiole propone tre etichette in purezza di Merlot, Cabernet e Syrah. Più che un “chateau bordelais italiano” dove si producono vini da confrontare con St Emilion e/o Pomerol o con un St Estèphe o Pauillac, Cinzia ha scelto per Le Macchiole di seguire la sua propria strada originale e personale cercando di offrire le migliore espressioni territoriali vinificando le sue uve in purezza. Scelta coraggiosa e vincente in un mercato dove ogni forma di blend è ricercata per proporre una fotocopia globale del vino perfetto.

Per me l’eccellenza proviene proprio però dalle piccole imperfezioni del vino che ti mostrano la strada e ti danno le veri emozioni!

 

Image Header by Fabio.Dilupo on Flickr.com - CC BY-ND 2.0