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La “spumantistica” friulana ambisce un posto assieme ai metodi classici eccellenti italiani

Non basta più dire che “Il n’y a de Champagne, que de la Champagne”, per parlare di vino effervescente, “mousseux” o “spumante” in Italia. Ormai anche gli english sparkling wines pretendono di superare (almeno in qualità) questo metodo tradizionale nato secoli fa. E l’Italia non vuole nemmeno perdere la corsa all’assalto dei mercati internazionali sempre più amanti di vini spumanti. Saranno i cambiamenti climatici a guidare questo trend positivo e in significativa crescita da più di 20 anni, malgrado il calo del 2008. Il miracolo del Prosecco ha aiutato molto in questa direzione e si posiziona come un competitor feroce del Cava spagnolo per il suo rapporto qualità/prezzo molto appetibile. La storia non si ferma qua, però. Di recente l’area di denominazione Prosecco DOC e stato parecchio estesa includendo parte dei territori friulani. Obbiettivo? … sfidare lo Champagne sul comparto di grande consumo e dei prodotti di entrata di gamma grazie ad un volume di produzione previsto di 250 milioni di bottiglie ad orizzonte cinque anni (rispetto ai 300m medi dello Champagne ogni anno). Le tentazioni di aderire a questo progetto redditizio per i produttori friulani in un momento di grande crisi sul mercato italiano è tanta e la regione Friuli Venezia Giulia si trova ad un bivio simile a quello che si è presentato ai produttori della Cote du Rhone alla fine degli anni 70. Ad oggi, già 5 000 ettari di Glera sono stati piantati in Friuli lascando da parte uve autoctone idonee all’elaborazione di spumanti di qualità, cioè: il Pinot Grigio, la Ribolla Gialla e la Malvasia.

Una scelta economica che può essere difendibile e comprensibile ma anche dannosa sul lungo termine. La strategia di privilegiare la generazione di liquidità a breve termine in un periodo magro permette sicuramente di dare un po’ di grano al molino ma richiede in compenso (come lo fu in Cote du Rhone) di accantonare i vini di nicchia regionali, sicuramente anche più costosi e spesso non visibili sui mercati internazionali.

Se pensiamo alle storie recenti di Condrieu e Chateau-Grillet  e alla riscoperta di questi grandi vini bianchi negli 80, sarebbe stato un vero gran danno culturale e economico cancellarli dalla mappa vitivinicola francese. Come lo sottolinea Pierpaolo Penco in un articolo del numero di maggio di Quanto Basta FVG: “Questa strategia rischia di avere le gambe corte! Il Prosecco è un treno in corsa con una sua forte riconoscibilità. Non solo: l’uva Glera in questo momento consente una resa ad ettaro, anche economica, ben superiore alle altre uve.” Un metodo classico di Ribolla Gialla Brut fresco, pulito e di facile approccio è sempre benvenuto (per esempio Eugenio Collavini Ribolla gialla Brut 2008), non che un Pinot Grigio più fruttato e opulente se non è la vibrante Malvasia (come per esempio quella di Tenuta Castelvecchio 2011). Tali spumanti friulani sono però ben nascosti e rimangono spumanti. Una DOC forte come può essere lo Champagne AOC o la Franciacorta DOCG? Si potrebbe anche semplicemente privilegiare un brand “ombrello” come quello del Trentodoc. Ci sarebbe proprio da inventare un Brand di alta fascia per almeno andare a stuzzicare gli sparkling inglesi!