Incontro con la viticoltrice del Sassicaia

 

 

 

Graziana Grassini

Tra le prime enologhe in Italia, Graziana Grassini è diventata una delle viticoltrici più importanti al mondo. Sicuramente il Sassicaia è il suo traguardo più noto, ma non è l'unico. La recente popolarità crescente della Maremma, la “nuova Toscana” com'è stata soprannominata, potrebbe essere uno dei suoi più grandi successi.

 

Per quanto ironico possa sembrare, l'ex e l'attuale viticoltore del Sassicaia hanno conosciuto il vino attraverso i bianchi. Erano gli anni '80 quando Giacomo Tachis degustò un Sauvignon blanc, il “Con Vento” prodotto a Castello del Terriccio da una giovane donna che si era appena laureata. Si mise quindi in contatto con la ventottenne Graziana Grassini per complimentarsi con lei.

 

 

Eleganza sopra ogni cosa

Dopo il pensionamento di Giacomo Tachis nel 2009, Marchese Nicolò Incisa della Rocchetta, il proprietario della Tenuta San Guido, si rivolse a Graziana che già all'epoca pensava che l'eleganza fosse il punto di forza del Sassicaia. Un tratto che anche Graziana persegue nei suoi vini, sia rossi, sia bianchi. Il suo stile distintivo si può identificare con “l'eleganza prima di tutto”, come rivela Graziana. “In secondo luogo, cerco di creare un vino che incarni il vitigno, il terroir e la filosofia del produttore”. La grazia è decisamente una qualità indiscussa ora, ma non era così negli anni '80 e '90 e all'inizio del secolo quando i vini potenti erano ancora quelli più apprezzati: non è un caso che solo recentemente il Wine Spectator abbia finalmente riconosciuto il Sassicaia 2015 come il miglior vino al mondo. 

 

Sassicaia, un vino “senza paura”

“Il successo e l'importanza del Sassicaia viene dal DNA dell'uva utilizzata per l'assemblaggio e che viene coltivata su suoli che danno vita ad un prodotto speciale: un vino “senza paura”. Il Sassicaia non ha bisogno dei riflettori poiché è il risultato della dedizione costante, di procedimenti semplici e di un eccellente metodo di lavoro implementato da un team nel rispetto della tradizione, degli insegnamenti e della storia che hanno reso la Tenuta San Guido una grande cantina”. Graziana Grassini è convinta che il segreto del Sassicaia sia questo. “Il vino si fa nel vigneto”, era solito dire Giacomo Tachis e Graziana è completamente d'accordo con lui e crede che dare sempre più importanza al vigneto e alle diverse uve sia la strategia chiave per aumentare la qualità percepita del vino italiano nel complesso.

 

Come plasmare un'icona. E una carriera.

“Amare il vino più di te stessa, lavorare in team, avere un approccio professionale e un tocco di umiltà, tenere i piedi a terra, considerare ogni traguardo come un punto di inizio e continuare a studiare, come Giacomo Tachis mi diceva sempre”. Questi sono gli ingredienti che hanno consentito una transizione graduale tra i due viticoltori. Lo studio è fondamentale e la stessa Graziana si è costruita una carriera gradualmente. Ha fondato il Caim, un piccolo laboratorio di analisi, nel 1987 e solo dopo ha ottenuto la laurea, abbinando enologia e studio. Ora effettua consulenze in tutta Italia, dal Veneto (Cecilia Beretta) alla Toscana (Fattoria di Magliano, Tenuta Casteani, Pakravan Papi, Tenuta Canneta) fino alla Puglia (Agricole Vallone) e alla Sicilia (Riofavara).

 

L'ascesa della Maremma

In Maremma, la sua madrepatria, dove produce alcuni vini eccezionali (provate una vecchia annata del Vermentino “Pagliatura” della Fattoria di Magliano se ne avete l'occasione) ha lavorato per “I vini di Maremma”, un'importante cooperativa, diventando la prima viticoltrice donna in Italia ad avere un ruolo così importante. Il recente interesse per la Maremma potrebbe essere in realtà il risultato dell'approccio orientato alla qualità adottato fin da allora con i produttori associati, in aggiunta alle attuali attività delle cantine locali. “In Maremma, abbiamo un'importante eredità di varietà, che negli ultimi anni sono state studiate approfonditamente”, spiega Graziana, che ha una grande passione per il Pinot Noir, il Riesling e il Vermentino, precisamente il clone della locale Maremma.

 

Di Irene Graziotto

Photo credit: per gentile concessione di Graziana Grassini