Il Passito di Pantelleria, il vino liquoroso nato da un terreno vulcanico

 

Piccola isola di fronte alla Tunisia, Pantelleria è diventata sinonimo del vino liquoroso Passito di Pantelleria Doc. Elaborato a partire dal vitigno aromatico dello zibibbo (conosciuto anche sotto il nome di moscato di Alessandria) questo vino di nicchia è caratterizzato da una freschezza e una mineralità intense, che incarnano i suoli vulcanici e le brezze marine che lo vedono nascere. Una così bella personalità merita davvero di farci tornare su questo stile di vino (troppo) a lungo sottovalutato.

Poco preso in considerazione dalla cucina contemporanea che ruota maggiormente attorno a vini più secchi e a basso contenuto calorico, i vini liquorosi offrono tuttavia delle testimonianze interessanti sulle diverse tradizioni viticole. Nel caso specifico del Passito di Pantelleria, questo nettare potrebbe diventare un vero e proprio simbolo dell'isola, beneficiando a sua volta dell'attività turistica locale e del passaparola.

 

Dei vigneti terrazzati

 

Il Festival Pantelleria Doc

È stata un'idea della prima edizione del Festival Pantelleria Doc: promuovere l'isola e la viticoltura locale durante una settimana intera di eventi, degustazioni e attività turistiche. Lo sviluppo del legame con la Sicilia attraverso i voli quotidiani della DAT ha certamente contribuito a rinforzare questa tendenza. I turisti sono attirati dalle stazioni balneari e dai paesaggi selvaggi mozzafiato dominati dalla lava nera e finiscono infine per scoprire la gastronomia e i vini locali.

 

Una vigna potata ad alberello

 

Il Consorzio

Esistono 445 viticoltori sull'isola che coltivano una superficie totale di 417 ettari. Il Consorzio rappresenta 370 viticoltori e 7 cantine a tutti gli effetti: Fabrizio Basile, Coste Ghirlanda, Marco De Bartoli, Donna Fugata, Salvatore Murana, le Cantine Pellegrino e la Cantina Vinisola. La tradizione della potatura della vigna ad alberello è stata di recente iscritta nella Lista del patrimonio mondiale dell'UNESCO. Questo metodo viene utilizzato sull'isola da secoli e protegge l'uva dalla luce solare e dai venti violenti.

Il principale ostacolo riscontrato dal Passito di Pantelleria sono i costi di produzione elevati: per elaborare un litro di passito sono necessari quattro chili d'uva. Nonostante ciò, il Passito di Pantelleria è stato capace di crearsi una vera e propria identità col passare degli anni, anche attraverso le sue strategie di marketing. Lo stesso vale per i vini bianchi secchi prodotti sull'isola a partire dallo zibibbo, il cui nome non può figurare sulle etichette perché questa prerogativa spetta alla denominazione Sicilia Doc; quindi si può usare solo la designazione “Bianco di Pantelleria”. Inoltre, solo qualche bianco secco, come quelli di Salvatore Murana, raggiungono dei risultati probanti quanto quelli del Passito. Quest'ultimo incarna, indubbiamente, il vero potenziale dell'isola.

 

 

Fabrizio Basile della cantina eponima

 

Antonio Rallo della cantina Donna Fugata

 

Giulia Pazienza di Coste Ghirlanda

 

Il Passito di Pantelleria

Marco de Bartoli ha saputo creare una leggenda con il suo Bukkuram Padre della Vigna, elaborato unicamente nelle migliori annate. Il millesimo del 2012 sprigiona aromi di scorza d'arancia e spezie dolci, completate in bocca da aromi balsamici dalle note di eucalipto. Il passito elaborato da Fabrizio Basile si riconosce dal suo profilo aromatico affumicato e dalle sue note di nocciola. Da parte sua, la Coste Ghirlanda si distingue invece per le sue note mielate e la sua intensa sapidità, che è anche il marchio di fabbrica del passito di Salvatore Murana, con i suoi aromi di menta, mirto e liquirizia. Il passito forse più noto all'estero, Ben Ryè di Donna Fugata, ricorda l'uvetta, l'albicocca secca e l'arancia candita e presenta una sensazione minerale in bocca. La Cantina Vinisola offre un'interpretazione delicata, quasi floreale (in particolare di caprifoglio e acacia), mentre il nettare proposto dalle cantine Pellegrino è decisamente sulla frutta, con aromi di fichi e albicocche.

 

Francesco Rizzo della cantina Vinisola

 

Sebastiano de Bartoli della cantina Marco de Bartoli

 

Paola Alagna delle cantine Pellegrino

 

Salvatore Murana della cantina eponima

 

Di Irene Graziotto

Crediti foto: Giuseppe Caruso, con la gentile autorizzazione delle cantine e del Consorzio.