Gilbert & Gaillard Italia presente a MillésimeBio 2015

crediti immagine Gilbert&Gaillard: François Gilbert con Fausto Albanesi di Torre dei Beati (Abruzzo)  

MillésimeBio 2015 di Isabel Ferran

Il salone professionali dedicati esclusivamente ai vini biologici certificati celebratosi dal 26 al 28 gennaio è stata l’occasione per incontrare i produttori già degustati nella Sessione Autunnale delle selezioni per la Guida Internazionale Gilbert & Gaillard 2016 ma sopratutto per fare un viaggio lungo l’Italia. Le cantine presenti premiate da Gilbert&Gaillard sono: Aquila del Torre, Perlage, Amastuola, Di Filippo, Moretti Omero, CorteBianca, Soc. Agr. Ciu Ciu.

Infatti, l’Italia è il paese con una maggiore diversità in quanto riguarda le regioni viticole presenti, quelle che mancavano non è perché non ci siano bravi produttori biologici, ma piuttosto perché c’è lista di attesa per avere uno stand su questa fiera già confermata come appuntamento per gli importatori specializzati, grande afflusso concentrato la giornata di martedì.

Per quelli che non ci sono stati, è una fiera democratica e sobria, dove il vino va per prima e non ci sono influenze di marketing per presentare il vino, ma propio la persona che da prima mano lavora in vignetto e in cantina, così è possibile imparare tanti dettagli di viticultura e scelte enologiche. Anche per le cantine sposanti è bello poter scambiare con colleghi produttore della stessa filosofia ma di zone tanto diverse. Questo è grazie al fatto che gli stand non sono separati ne per paesi ne per regione viticola, promuovendo lo scambio umano.

L’approccio dei produttori presenti in fiera include quelli che scelgono di lavorare in viticoltura biologica, altri che vano oltre, applicando le regole dei vini biologici in cantina, praticando i principi della biodinamica, lavorando con lieviti endogeni e riducendo al massimo o eliminando l’uso di solforosa (vini naturali). 

Certi produttori coscienti dei prodotti di profilo più semplici richiesti da certi mercati producono con lieviti endogeni ma conservano una linea di vini classici come Feudo Antico/Cantina Tollo e Valle Reale (Abruzzo). Tra i nostri rosati favoriti il Cerasuolo di Abruzzo di Valle Reale, lo spumante di Raboso di Galileo Zaninotto e il Rodon Bardolino Chiaretto dall’azienda agricola Le Fraghe da Matilde Poggi, presidenta Vignaioli Indipendenti.

Susanna di Giol ci ha proposto l’esercicio di assaggiare lo stesso Merlot vinificato con e senza uso di solforosa e dobbiamo comunque dire che preferiamo quello classico, pero è interessante l’sperimentazione. Freschissimo il Prosecco DOC Brut.

Bianchi sempre minerali e sapidi, ma dritti ed eleganti. Bellissimo il viaggio tra i cru del Soave guidati da Filippo di Cantina Filippi. Il pecorino “Bianchi Grilli” di Terra dei Beati e le interpretazioni in Veneto di Incrocio Manzoni di Galileo e di Cantine Pizzolato (con l’unico Malanotte bio sul mercato) e del (Tocai) friulano Lison Classico di Savian (pionieri in biologico dal 1993).

Una bella scoperta è stata i vini di suoli vulcanici del Lazio e i tanti vitigni autoctoni. Castello di Torre in Pietra propone bere l’”Amor, Roma, Mora, Orma, Ramo” (Montepulciano, Sangiovese e Cesanese), in bianco il Vermentino e la Malvasia Puntinata. Incredibile sensazione di bere il territorio di tufo vulcanico grazie alle belle interpretazioni da Marco Carpinetti: Nero Buono di Cori, Greco Moro e un metodo classico di Bellone (Kius).

La Toscana presente con tante denominazioni, non solo Chianti, ma anche Ansonica (Il Cerchio), Montepulciano (Croce di Febo, parla benissimo francese!), Vernaccia di San Gimignano, Morellino di Scansano (Poggio Trevvale). Grande incontro con Sorelle Palazzi (infatti sono 2 fratelli) e l’associazione di produttori insieme ai vicini di tavola (Casale, Majnoni Guicciardini) da andare a trovare in territorio. Belli esempi di Sangiovese anche da Lavacchio in chainti Ruffina e il produttore biodinamico Poggiosecco.

Dalla Sicilia con un tedesco parlato alla perfezione, Gunter Di Giovanna dove si fermavano tanti per degustare l’olio di oliva, preceduto pero di vini precisi e di bella acidità come il Grillo e il Rosato di Nerello Mascalese, bellissimo il Nero d’Avola. La cooperativa Valdibella a Camporeale aveva lo stand sempre pieno, grazie alla sua gamma di tanti vitigni autoctoni dell’isola, ringraziamo di averci fatto scoprire il vino macerato di Catarrato in anteprima, con notte di fiori di tiglio.

Per finire con una delle grande zone viticole dell’Italia, con grandi rapporti con la Francia, il Piemonte interpretato da Alessandro Barosi di Cascina Corte, incredibile complessità ed eleganza il Dogliano Superiore e bella storia quella della nascita del Rosso Barnèdol 2011 frutto di una rivolta contro la burocrazia no sense.

Manca sempre tempo per riuscire ad assaggiare tutto quello che c’è d'interessante, pero ci torneremmo l’anno prossimo di sicuro.