Ca’ Brione: Un vino bianco di eccellenza nella patria della…

No! ... questo vino non mi ricorda un altro vino nemmeno un grande bianco della Borgogna anche se il 2003 se ne avvicina molto per i suoi sentori di menta e fiori bianchi se non sono gli aromi più evoluti di miele, zucchero di canna caldo e erba secca come la camomilla. Il suo assemblaggio riunisce il Sauvignon, lo Chardonnay e la Chiavennasca vinificata in bianca che li da un’intensità finale molto piacevole e lunga. Ca’ Brione ha proprio la sua personalità stessa e mi ricorda una giornata intera passata assieme all’enologo  Casimiro Maulè (Tenuta Nino Negri), il papa di questo nettare. Preciso, armonioso e sempre equilibrato questo vino non si degusta all’aperitivo ma ben durante un pasto importante o da solo per entrare in contatto con l’eccellenza enologica italiana che non riguarda solo i grandi vini rossi. Non è un vino dissetante ma piuttosto di meditazione da bere comunque fresco.

In una verticale di Ca’ Brione delle annate 2010, 2008 e 2003 alla cieca confesso che il migliore millesimato è stato il 2008. Ho trovato il 2003 già troppo evoluto (forse dovuto anche alle condizioni climatiche) mentre il 2010 un po’ verde e sottile per la mancanza del frutto che rimane comunque magro. Il naso è aperto e fragrante, con degli aromi di fiori bianchi freschi e un tocco di tè nero che ci fa pensare ad una forte esposizione dei grappoli alla luminosità ed/o una vendemmia tardiva. Nonostante questa prima impressione, lo Chardonnay esprime in seguito tutto il suo potenziale grazie ad un naso è piacevolmente minerale, non tanto affumicato ma piuttosto orientato verso la pietra focaia. La bocca è fresca e minerale con una bella verticalità elegante. La chiusura si svolge con una piacevole nota di miele d’acaccia ed è invitante.  Credo che una nota discreta di tannicità data dalla Chiavennasca avrebbe potuto aiutarlo alla maniera delle piccola nota verde di un Pinot Meunier in un’assemblaggio Champagne per darle uno stile più teso.

Lo splendido Ca’ Brione 2008, peraltro degustato due volte alla cieca a febbraio 2011 e giugno 2012 mi ha lasciato un ricordo sensoriale ben preciso e molto piacevole. Il naso si è aperto lentamente sulla frutta secca e la camomilla che una mineralità spiccata che ricorda l’odore dell’ardesia calda dopo una pioggia d’estate. La bocca armoniosa, piena e fresca mette un bel frutto in evidenza. La chiusura è lunga, molto elegante e salina. Lo Chardonnay esprime in retrogusto la sua piacevole amarezza avvolta in una grande nota minerale. Il Ca’ Brione 2008 è un vino di grande personalità che rappresenta per me una delle migliore espressione di questo territorio generalmente dedicato agli sfursat. Saranno anche le origine trentine di Casimiro? Una certezza: l’eccellenza di un territorio dedicato alla viticoltura eroica e la sua conoscenza dettagliata e precisa sono all’origine di questo grande vino che può peraltro vantarsi ancora oggi di un potenziale d’invecchiamento ancora notevole.