A colazione, il brand marchigiano Ciù Ciù s’abbina con le...

Questa mattina di giovedì malgrado la somma di lavoro arretrato e l’arrivo del clima afoso di Milano sono decisa e determinata. Mi metto comunque in camino verso la zona più centrale di Milano, la zona del Duomo, là dove opera, a pochi passi, il non meno famoso grande chef italiano, Carlo Cracco. Due protagonista mi aspettano per un esperienza sensoriale fatta da sentori marini e brividi minerale, la cucina di Cracco abbinata con i vini Ciù Ciù. Malgrado questo nome che mi ricorda l’infanzia e i giochi con i trenini, non sto arrivando al ristorante del Train Bleu di Parigi ma ben in centro a Milano con la testa piena di ricordi delle dolci colline del marchigiano e dell’odore iodato del mare. Si, … è un vero amore quello del mare, del cielo limpido, del cibo e dei vini bianchi di questa regione. Niente perfezione e marchio internazionale di grande fama, qua parliamo di vini di grande personalità, aimè nascosti per gran parte del mercato internazionale. Peraltro, impronunciabile per qualsiasi straniero, il Pecorino e la Passerina sembrano più parole destinate a designare degli animale o delle parte del corpo, più che dei vini elaborati a base di uve autoctone.

Due stili di vini vengono presentati durante questo evento: uno spumante a base di Pecorino e tre vini fermi a base di Passerina, Pecorino e uvaggio (Passerina, Pecorino e Trebbiano). Non sono da sola per questa presentazione. Molti giornalisti si presentano assieme a me e assaggiano questi vini che mi accontento però di degustare secondo i sacro santi cannoni professionali. Gioco di parole sottile e molto significativo del contesto in cui mi trovo. Sono contenta di essere lì. I vini sono vini di razza anche se a volte un po’ troppo morbido e dosato come lo spumante Merlettaie Brut 2011. Preferisco nettamente l’Oris Falerio DOC 2011 per la sua armonia e piacevolezza costruita attorno alle erbe secche e aromatiche per regalare una bocca croccante e dissetante che chiude su una piacevole nota cremosa e leggermente tannica. Rimango ugualmente entusiasta dal Pecorino Merlettaie 2011 ampio e equilibrato, fresco e pieno assortito di una grande nota minerale finale che prolunga la sensazione di cremosità avvolta nel miele in una lunga stesura. Infine la Passerina Evoè 2011 è quella che ritiene il meno la mia attenzione per la sua discrezione fin troppo spinta e il suo stile vegetale e immediato che malgrado una piacevole materia setosa rimane il vino più anonimo dei quattro. Un bellissimo momento di gusto che ricomincerei al più presto possibile su una spiaggia del Conero con uno spumante Merlettaie Extra-Brut assieme ad una burrata e due acciughe sotto sale. Salute! 

 

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